È l’ultimo saggio di Daniele Giancane in cui è analizzata l’opera letteraria di due donne che per quanto differenti, sono accumunate dalla stessa tensione identitaria.
Righini Ricci è un’ape bottinatrice che procura dall’esterno le necessità per la vita dell’alveare, fuor di metafora, la scrittrice raccoglie i turbamenti, i sogni, i problemi permettendo ai soggetti in formazione di affrontarli per crescere.
La Marniti è una poetessa che tenta si superare l’oscurità dell’ermetismo, dice Giancane, per avvicinarsi alle pieghe del reale, con un linguaggio più immediato.
Nel saggio sulla Marniti è il poeta Giancane che parla, specialmente quando rileva il linguaggio, le inferenze, la poetica…
Nel saggio sulla Righini Ricci parla il Giancane pedagogista e studioso di letteratura per ragazzi.
Se il saggio sulla Marniti è inedito; quello sulla Righini Ricci è l’insieme degli studi che il docente dell’università di Bari ha scritto nell’ultimo quarto di secolo sulla scrittrice; sicchè troviamo i riferimenti agli scritti didattici della Righini Ricci, alla sua manualistica, alle fiabe, ai racconti, ai romanzi.
Un bel saggio che dà voce a due donne che hanno segnato il secolo appena trascorso e che rappresentano degli esempi di vita e di testimonianza intellettuale, di una vita vissuta nel creare futuro e collante sociale, di cui se ne sente il bisogno oggi, avvezzi a visioni senza sostanze e a firmamenti di meteore.
Cosimo Rodia
